domenica 8 ottobre 2017

Dimmi come lo porti...

 ...e ti dirò chi sei!

Infatti, anche se - essendo un simbolo di appartenenza - è sostanzialmente uguale per tutti, il fazzoletto è un oggetto molto personale e consente di affermare la propria individualità.

Esistono infatti alcuni schemi di comportamento facilmente identificabili:

Il preciso&pignolo è generalmente un fashon-addicted e l'incubo per il dilui (o dilei) consorte, in quanto raggiunge rarissime vette di abiezione, che - nei casi più gravi - comprendono lo stiraggio dei calzini, l'allineamento di camice e maglioni per ordine di colore e il riconoscimento di tutte le sfumature cromatiche, fatto decisamente sospetto in un uomo. Qualche giorno prima di ciascun Palio il preciso&pignolo da libero sfogo alle sue compulsioni: dopo aver accuratamente protetto il nodo con uno strato di cellophane, si arma di bacinella, detersivo per capi delicati e ammorbidente, e procede al lavaggio (rigorosamente manuale). Successivamente si passa alla stiratura, condotta con la cura di un monaco amanuense. Nei giorni del Palio costui (o costei) si sistema il fazzoletto (che deve ricadere elegantemente sulla schiena con un panneggio così accurato che nemmeno la statua di Augusto) in media una volta ogni dieci secondi e si specchia su tutte le superfici adatte per controllare che le pieghe cadano bene. Vive costantemente nel terrore del vento e la tratta gli desta enormi preoccupazioni: non - come tutti i comuni mortali - per la qualità del quadrupede in sorte alla propria Contrada o alla rivale, ma per la concretissima possibilità di stropicciare l'adorato tessuto tra la folla.

Il reduce è invece l'esatto contrario. Il fazzoletto è la sua bandiera di guerra [cit. Claude Lévi-Strauss] e a nessuno verrebbe in mente di fare il bucato con la gloria della Patria. Come infatti le bandiere di guerra sono stinte, stracciate e bucherellate dai proiettili della battaglia, così i fazzoletti dei reduci portano i segni inequivocabili delle fiere avventure paliesche dei rispettivi proprietari: il bordo è sfilacciato e consunto, il nodo una pallottola inestricabile, le firme di fantini e capitani vittoriosi sono ridotte a sgorbi illeggibili, il blu tende al viola (colore inesistente nell'araldica contradaiola) mentre il bianco e il nero si confondono in un grigio decisamente sospetto.

Il feticista non ha un fazzoletto, ma una specie di reliquiario tessile, o meglio di biografia contradaiola indossabile. La quantità (e varietà) di ammennicoli che un feticista si porta appresso è infatti assolutamente stupefacente: un piccolo campionario può comprendere spille, spillette, spilline, portachiavi, barberi, braccialetti dell'amicizia, braccialetti di elastici, elastici per capelli, ciondoli, trecce, nastrini, ciuccetti di plastica, fischietti, piccoli pelouche, pezzi di animali vari (generalmente gusci di chiocciole, tartarughe o conchiglie per la difficoltà logistica di reperire corni di unicorno o unghie di drago), fiocchi, nappe, coccarde, mollette, corni napoletani, talismani assortiti e trofei eccezionali come il ciuccio (rotto e sbiascicato) del Palio vittorioso di cinque anni prima o il tappo di bordolese - doverosamente bucato - di quella sera che si chiappo' catastrofica. Anche la stoffa è accuratamente solcata di date, dediche e firme di fantini, priori e capitani vittoriosi. Il feticista, o meglio la feticista, trattandosi di una categoria quasi esclusivamente femminile, è completamente innocua (mentre il suo fazzoletto è una temibilissima arma impropria), tintinnante e molto hippy, ma alla lunga la cervicale può risentirne.

La fashonista incallita sebbene contradaiola di ferro, dotata di I726 e sano spirito di sacrificio che la porta a sobbarcarsi fatiche inenarrabili pur di contribuire alla causa, non porta il fazzoletto al collo perché è banale e lo fanno tutti: per cui occorre armarsi di creatività e un sano pizzico di spirito meneghino. I giorni prima della tratta scorrono dunque tra la compulsiva frequentazione delle più aggiornate fashonblogger per carpire qualche indiscrezione sulle ultime novità, l'attenta consultazione di tutorial del tipo "fazzoletti&foulard: annodarli con stile" e il metodico saccheggio di Accessorize per comprare la collanina di tendenza da abbinare al fazzoletto.

Il negazionista è l'intruso di questo post, perché il suo fazzoletto è perfettamente trasparente, nel senso che lui non lo porta perché "tanto sanno tutti che sono del..." [Cit. Giovi&Manu, Farinata degli Uberti era un quattrogiornista]. Così nessuno, tranne il suo strettissimo entourage, saprà mai di che Contrada è. L'ego del negazionista è di solito inversamente proporzionale all'effettivo potere detenuto in Contrada.

Il costante é l'antitesi perfetta del negazionista: lui/lei il fazzoletto lo porta sempre, ovunque e comunque per 96 ore di fila. Anche quando (e dove) si potrebbe strappare, sporcare o risultare un po' scomodo. Ad esempio alle due del pomeriggio con cinquantasei gradi all'ombra, quando nel giardino di Società non si muove foglia e non ti fila nessuno. Girando la bandiera per rifinire l'esercizio per il Corteo Storico. In prima fila durante un fronteggiamento. Mentre cucina per 700 persone facendo più cose della Dea Kalì (che di braccia però ne aveva otto) tra minacciose pile di teglioni bisunti e schieramenti di crostini da spalmare.

Il distratto si fa un nodo al fazzoletto per ricordarsi di mettere il fazzoletto. Si aggira quindi spensierato godendosi il sole del mattino, impigliandosi nelle maniglie delle porte, tirandosi dietro le seggiole e infilando il nodo nel piatto. La consapevolezza arriva generalmente durante l'aperitivo pre-prova in un bar con ampie specchiere di design: notando la sua immagine riflessa (col fazzoletto) il distratto rimane infatti vagamente spiazzato, esclama "Oddio si corre! Ma che, davvero?!?" e tracanna a sciacquo lo spritz che tiene in mano. A cena la chiappa bella e il giorno dopo ricomincia. Un loop paliesco/esistenziale.


giovedì 14 settembre 2017

La strada dell'amore

La strada dell'amore (La mamma un vole) è una canzone popolare toscana, molto allegra e ironica, cantata in una versione leggermente diversa anche a Siena. A me piace molto e vorrei condividerla con voi.


La strada dell’amore la va in salita
alle ragazze la palma dorata,
alle ragazze la palma dorata,
a' giovanotti la galera a vita.

Ritornello - La mamma un vole, un vole, un vole
che io faccia l’amor con te,
ma vieni, amore,
quando la mamma un c’è.

Ho seminato un campo di carciofi,
giovanottino mi son bell’e nati,
giovanottino mi son bell’e nati,
carciofi come te non son venuti.

Ritornello

Ho seminato un campo d’accidenti;
se la stagione me li tira avanti,
se la stagione me li tira avanti,
ce n’è per te per tutti i tu’ parenti.

Ritornello

A me mi piaccion gli uomini moretti,
perché moretto gli è l’amore mio,
moro glie è lui, biondina sono io:
che bella coppia gl'ha creato Iddio.

Ritornello

A me mi piace il fischio del vapore,
perché il mio amore l'era macchinista,
perché il mio amore l'era macchinista:
e mi tradiva e non me n’ero avvista.

Ritornello

Per te mi butterei in un mare voto
e sotto il treno quando è già passato
Per te mi butterei in un mare voto
e sotto il treno quando è già passato.

Ritornello (2 volte)

domenica 27 agosto 2017

Il murales "etrusco" di Del Casino

Oggi la Selva rende il giro di onoranze alle consorelle e purtroppo non posso esserci... Ma vorrei ugualmente descrivere un bellissimo murales (che non vedo l'ora di ammirare al vivo la prossima volta che tornerò a Siena), a testimonianza del fatto che le Contrade contribuiscono concretamente ad abbellire la città.

Il vicolo delle Carrozze è uno dei angoli di Medioevo più belli e autentici di Siena ed è anche il cuore intimo e segreto del rione. Qui la Selva ha la stalla, l'accesso ai giardini e all'Orto di Contrada e alcuni locali con splendide volte utilizzati saltuariamente per cene o altri eventi aperti agli esterni. Qui c'è anche una piccola piazzetta dove viene fatto passeggiare il cavallo e i Selvaioli si radunano prima e dopo le prove del Palio.

L'autore è Francesco Del Casino, che ha deciso di donare una sua opera alla Contrada. Del Casino è anche l'autore del drappellone del luglio 2003 che ora campeggia nel nostro Museo debitamente incorniciato.

L'opera è nel suo stile inconfondibile, il tema sembrerebbe [si tratta di una mia interpretazione - ndr] un'allegoria della Contrada della Selva. Di fatto, una nobildonna etrusca vestita con tunica e stola è sdraiata su un triclinio nella tipica posa da banchetto, con il gomito sinistro appoggiato a un cuscino e il busto sollevato. E' una posa molto frequente nell'arte etrusca ed è tipica ad esempio delle urne cinerarie. In questo caso la matrona nella destra, al posto del tradizionale piattino delle offerte per propiziarsi il viaggio nell'aldilà, stringe un rametto di quercia. Sullo sfondo, di un bell'arancione vivo, si nota un piccolo boschetto di querce. Sulla sinistra uno stemma della Selva chiarisce ancora di più il significato prettamente "selvaiolo" della composizione. Va detto che questo tipo di raffigurazione (anche sulle urne cinerarie) è in realtà un inno alle gioie della vita: il banchetto era infatti sinonimo di prosperità, allegria e abbondanza; insomma raffigurare una persona mentre banchettava era ritenuto di buon augurio.

Ma perché una donna etrusca, mi chiedo? E mi dò due risposte:
1) Siena pare sia stata fondata proprio dagli Etruschi: il nome della città deriverebbe dalla potente famiglia aristocratica dei Saina, attestata proprio in questa zona.
2) All'ingresso della Società, proprio nel vano scala ci sono due bellissime vetrate molto colorate, una delle quali reca la scritta "Selvans" proprio in caratteri etruschi. E Selvans - l'equivalente del romano Silvanus - era proprio il dio etrusco dei boschi e dei confini. Quindi la radice della parola "selva" (in latino silva, ae) sarebbe antichissima, e proprio etrusca!

P.S. L'informazione sulla vetrata è tratta da un volumetto sulla Società di cui non ricordo il titolo che ho letto anni fa, mentre le informazioni sul dio Selvans da Santa Wikipedia.

P.P.S. La mia interpretazione è solo una personalissima ipotesi: se dovesse rivelarsi inesatta chiedo scusa fin d'ora all'artista!

venerdì 11 agosto 2017

La Nuvola del Contradaiolo

"Ogni impiegato ha la sua nuvola personale. Sono nuvole maligne che stanno in agguato anche quattordici mesi, ma quando vedono che il loro uomo è in ferie o in vacanza gli piombano sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata" (Cit. Fantozzi).

La Nuvola del Contradaiolo [sottofondo musicale di Super Quark - ndr] è parente strettissima della Nuvola dell'Impiegato.

Come i predatori della savana rimane in agguato per tutto l’inverno aspettando le proprie vittime al varco. Compare generalmente con i primi caldi appena spunta la terra in piazza per il Palio di luglio, ma il meglio lo dà sicuramente verso il 12 agosto scaricando sul centro di Siena piogge degne dei peggiori monsoni e tenendo con il fiato sospeso tutte le Consorelle con minacce di lampi, tuoni, fulmini e saette almeno fino alle 19 del 16 agosto. Poi torna la siccità, arriva l'inverno e la Nuvola va in vacanza.

A Siena quando mettono la terra in piazza le previsioni del tempo raggiungono uno share stratosferico, mentre navigati contradaioli disquisiscono delle condizioni meteorologiche con la stessa precisione, competenza e trepidazione di due gentlemen nel loro club londinese. Tutti scrutano il cielo e sui gruppi whatsapp o le pagine facebook di argomento paliesco si postano i link di vari siti meteo e si fanno dotte considerazioni sull'affidabilità degli stessi.

La Nuvola lo sa e si tiene pronta di conseguenza.

Anche quest'anno non ha fatto eccezione alla regola: dopo settimane di caldo torrido e minacce di siccità da carestia biblica finalmente arriva il maltempo e la pioggia. Quando? Ma l'11-12 agosto, naturalmente, quando si mette la terra e si aspetta la tratta.

Le domande esistenziali di un contradaiolo il giorno prima della tratta sono infatti sostanzialmente tre:
1) Avrò un bombolone?
2) Loro [i rivali - ndr] avranno un bombolone?
3) E se piove?

....uh....ah...boh?!

Ieri è cominciato finalmente il Palio di agosto 2017 con la presentazione del drappellone.
Ovviamente, nell'attesa di andare a Siena domani, mi sono precipitata a guardarlo per cercare qualche cabala o segno premonitore.

La prima cosa che ho pensato è stata: "Ma quanto Leocorno!".
La seconda: "Ma il Leocorno NON corre!".
La terza: "Ma ti garba? Uh... ah... boh?!?"
La quarta: "Mah?"

Intendiamoci, ce ne sono di MOLTO peggio eh! Però ecco non mi dice NIENTE... zero, nada, elettroencefalogramma piatto e un cencio dovrebbe che so, emozionare, appassionare, far sognare, quelle cose lì.

Comunque mi sembra un incrocio tra un'anfora greca, un poster sovietico degli anni '30 e un quadro di De Chirico. Tenendo conto che l'artista è "anglo-americana di origini balinesi" [?!? - ndr] un certo miscuglio di stili ci sta...

Però... BOH?!?

mercoledì 12 luglio 2017

I barbareschi di Spilimbergo

La facciata del Castello di Spilimbergo.
Spilimbergo è un bellissimo borgo tardomedievale in provincia di Pordenone: com'è tipico di queste zone, numerose case e palazzi conservano i resti di pregevoli intonaci decorati di fine XIV o inizio XV secolo. Tra questi, il più elaborato e particolare è sicuramente il palazzo gentilizio quattrocentesco annesso al castello, in stile gotico veneziano: la sua facciata venne affrescata da Andrea Bellunello verso il 1470.
La decorazione, in ottimo stato di conservazione grazie a un accurato restauro, è particolarmente interessante per la presenza di numerose figure riquadrati da ricche colonne ed elementi architettonici: tra questi spiccano due barbareschi "monturati".

Barbaresco n. 1 con abito dai colori araldici di una 
famiglia non identificata.
Sì, barbareschi e sì, monturati: due giovani paggi, vestiti con il tipico abito quattrocentesco (calzamaglia, camicia con le maniche attillate e una giubba aderente stretta in vita) che tengono per le briglie due bianchi cavalli scossi che si stanno impennando.

E' quindi una splendida - e rara - testimonianza iconografica del mondo del Palio nel Quattrocento. Il contesto prettamente paliesco della rappresentazione a mio parere deducibile da tre particolari:
1) Il Palio nel Rinascimento era un evento diffuso e praticato in moltissime città, e sue rappresentazioni, sebbene non molto frequenti, sono comunque attestate in diverse località (tra cui ad esempio Ferrara).
2) I cavalli sono scossi: se i due giovani fossero scudieri o semplici palafrenieri il cavallo sarebbe  stato rappresentato quasi certamente montato da una dama o un cavaliere in armi. I Palii riservati ai cavalli scossi erano invece molto frequenti.
Barbaresco n. 2 con abito che riprende il probabile stemmadella 
nobile  famiglia  degli Spegenberg.
3) L'abito dei paggi è "araldico", cioè riprende i colori e/o lo stemma di una famiglia, sicuramente quelle dei signori del castello (forse marito e moglie). L'ipotesi è confermata per il barbaresco n. 1 da alcuni intonaci decorati con gli stessi colori di questo abito (rosso e verde), e per il barbaresco n. 2 da uno stemma del tutto simile a quello dipinto sulla facciata di un'altra casa.
Questo stemma appartiene probabilmente alla nobile e antica famiglia di origini tedesche degli Spegenberg, che hanno dato il nome all'intera località. Inutile poi sottolineare che in origine il Palio non veniva corso da rioni o contrade, ma da nobili e cavalieri che - personalmente o ricorrendo ai servigi di un fantino - presentavano i propri cavalli per aumentare il proprio prestigio o quello della casata.

Casa di Spilimbergo con ntonaco decorato di fine XIV-inizio XV secolo
che riprende i colori araldici dell'abito del barbaresco n.1 

Probabile stemma degli Spegenberg, databile probabilmente alla metà del
XV secolo, dipinto su una casa del centro storico di Spilimbergo.


lunedì 26 giugno 2017

E' stupendo...

Il cencio di luglio. Ma ne ero assolutamente certa. Mi ha emozionato tanto. Laura Brocchi è un'artista completa e io... io sono senza parole. Sinceramente senza parole. Mozza il fiato da tanto è bello.
Ho guardato la presentazione in streaming e si nota tanto il linguaggio dell'autrice... I dettagli in metallo finemente sbalzato... lo stemma dei Rozzi, e delle Contrade e la striscia in alto con la dedica. E come ha reso gli stemmi delle Contrade, e quello della Selva in particolare: mezza quercia e la testa del rinoceronte, che escono da una piccola, delicata, liscia e lucente mezza foglia di quercia. Ciascuna formella con lo stemma riprende l'elemento tipico della bandiera corrispondente: la greca della Civetta, le chiavi del Bruco, le onde dell'Onda, le fiamme della Giraffa.

Io penso che questo sia il capolavoro di Laura e una dichiarazione di amore profondo per Siena e il Palio. Inutile, quando il cencio è fatto da un bravo artista E contradaiolo appassionato il risultato è speciale.

Peccato che appena iniziata la diretta di Canale 3 la giornalista l'ha chiamata LAURA ROCCHI e non BROCCHI. No comment.

Breve discorso... se non poche parole, visibilmente commossa.

Grazie Laura, sei un onore per Siena e la Torre!