domenica 25 giugno 2017

Era meglio se nascevo a Compiobbi...

"Era meglio se nascevo a Compiobbi"... questa frase la ripete più volte Fosco Doretto, Torraiolo storico, nel suo libro di memorie paliesche.

Compiobbi [cit. Wikipedia, musica di Superquark in sottofondo] è una frazione del Comune di Fiesole, a circa 8 km dal capoluogo. Si trova lungo la strada Aretina che collega Pontassieve a Firenze fiancheggiando il corso dell'Arno. La frazione, al pari dell'abitato di Vallina sull'altra sponda del fiume, è attraversata da un elevato traffico veicolare. E' servita da una stazione ferroviaria lungo la linea che collega Firenze ad Arezzo e Borgo San Lorenzo. Così, giusto per sapere di che si parla.

Comunque, con questo il buon vecchio Fosco intendeva sicuramente: "Era meglio nascere fuori Siena, perché non avrei sofferto così per il Palio".

Ecco, io non posso dire nemmeno quello: me lo sono scelta e me lo tengo. Tra una settimana è il 2 luglio (niente panico, niente panico!) e oggi è arrivata la consapevolezza, quella cosa che se ci penso le mie budelle fanno il triplo nodo savoia (giusto per rimanere in tema paliesco) senza che io ci possa fare alcunché.

A volte temo sinceramente di essere masochista, e non ce l'ho mai pari: se si corre, perché soffro; se non si corre, perché invidio quelli che corrono. Vi prego, disattivatemi :-)))

giovedì 15 giugno 2017

Geografia estrosa

Io sono negata in geografia e ho anche un pessimo senso dell'orientamento: non a caso, il mio compagno mi chiama Ibiki, un nome che per chi ha visto Ranma 1/2 è una garanzia... di perdersi irrimediabilmente!

Per dire, nella mia intera (e lunga) carriera scolastica non ho mai imparato gli affluenti del Po, pensavo che Vibo Valentia fosse dalle parti Lago di Garda, mi sono stupita di attraversare il Piave dalle parti di Udine, non avevo capito che Caporetto (Kobarid) è in Slovenia, quando arrivo a Siena dalla Lizza mi avvio spedita verso Porta Camollia almeno una volta su tre e sono riuscita a perdermi varie volte nel centro di Modena che pure bazzico da più di un anno con cadenza praticamente settimanale.

Perciò, cosa c'è di meglio che aiutare i turisti Amerikani a perdersi in modo più efficiente traducendo nell'albionico idioma alcuni nomi di ridenti paesi, città e villaggi del circondario senese?

Ecco qua, enjoy it!

Buonconvento → GoodConvent
Castelfiorentino → FlorentineCaste
Castelnuovo Berardenga → Beradenga Newcaste 
Bagno Vignoni → Vignon's Bath
Belsedere [frazione del comune di Trequanda - ndr] → BeautifulBackside
Orgia [arrosisco - ndr] → Orgy
Chusi → Closed
Colle Valdelsa → Valdelsa Hill
Piancastagnaio → Chestnut Plain
Abbadia San Salvatore → St. Salvador Abbey
Sesto Fiorentino → Florentine Sixth
Quattro Torri  Four Towers
Meleto → Apple Orchard

Ovviamente, non possono mancare alcuni senesissimi toponimi tradizionali:

Camporegio → King's Field
Vallepiatta → Flat Valley
Malborghetto Bad Little Village
Vallerozzi → Roughs' Valley
Pantaneto → Quagmire
Pispini → Spoutings
Castelvecchio OldCaste

lunedì 5 giugno 2017

Siena ed Eugenio Montale

Giovedì prossimo, l'8 giugno alle 18:00 nella Selva avrà luogo la premiazione del IV concorso amatoriale del sonetto senese. Ho partecipato nella sezione prosa e sono molto emozionata all'idea e anche - lo confesso - speranzosa di vincere.

Nell'attesa vorrei presentare due poesie di Montale abbastanza poco note, che tuttavia contengono alcuni riferimenti diretti al Palio:

Nel '38

Si era con pochi amici
Nel Dopopalio
E ci fermammo per scattare
Le foto d'uso.
Ne ho ancora una, giallo sudicia,
quasi in pezzi,
ma c'è il tuo volto incredibile,
meraviglioso.
Si era nel '38.
Più tardi dissero
Che bordeggiavi "a sinistra"
Ma la notizia non mi sorprese
Perché sapevo che l'Essere
Non ha opinioni o ne ha molte
A seconda del suo capriccio
E chi non può seguirle
Ne è inseguito.
Si era nel '38.
Qui il Palio fa solo da sfondo ai ricordi del poeta, e in particolare a una donna di chi era probabilmente innamorato. Tuttavia è interessante il riferimento al Dopopalio: un modo di dire abbastanza colloquiale che lascia intuire una certa famigliarità di Montale con Siena.
Nella poesia non si dice quale Palio vide il poeta, ma in quell'anno vinsero a luglio il Drago con Tripolino su Folco e ad agosto la Chiocciola sempre con Tripolino su Sansano.

Quartetto

In una istantanea ingiallita
Di quarant'anni fa
Ripescata dal fondo di un cassetto
Il tuo volto severo nella sua dolcezza
E il tuo servo d'accanto; e dietro Sbarbaro
Briologo e poeta - ed Elena Vivante
Signora di noi tutti: qui giunti per vedere
Quattro ronzini frustati a sangue
In una piazza - conchiglia
Davanti ad una folla inferocita.
E il tempo? Quarant'anni ho detto e forse zero.
Non credo al tempo, al big bang, a nulla
Che misuri gli eventi in un prima e in un dopo.
Suppongo che a qualcuno, a qualcosa convenga
L'attributo di essente. In quel giorno eri tu.
Ma per quanto, ma come? Ed ecco che rispunta
La nozione esecrabile del tempo.

Anche in questa poesia compare un riferimento a una "istantanea ingiallita" e a una donna ormai dimenticata: molto probabilmente siamo quindi nel '38 e si descrive lo stesso avvenimento. La poesia sembra dunque scritta nel 1978, quando il poeta, ormai molto anziano, rievoca gli eventi di anni ormai lontani. Il quartetto del titolo è formato da Montale, dalla donna a cui è dedicata la poesia, da Elena Vivante (figlia dello scrittore Adolfo De Bosis e proprietaria di una villa poco fuori Siena) e il poeta Camillo Sbarbaro suo grande amico. Montale sottolinea di essersi recato appositamente per vedere il Palio, ma la frase "signora di noi tutti" lascia intravvedere una frequentazione abbastanza regolare con Elena Vivante (e dunque con Siena). E' tuttavia bellissima la sensazione di dolce malinconia che esala dai versi finali.

sabato 27 maggio 2017

Ferrara, o il Palio più antico del mondo

E dopo Legnano, passiamo a Ferrara, anche perché si svolgono lo stesso giorno: l'ultima domenica di maggio, cioè quando a Siena si estraggono le Contrade (insomma una domenica povera di eventi, giusto l'ideale per andare al mare).

I contradaioli ferraresi sono molto fieri del loro Palio perché sostengono che si tratta del più antico del mondo.



In effetti le più antiche notizie a noi pervenute relative allo svolgimento di un Palio risalgono al 1259 e si riferiscono proprio a Ferrara. Tuttavia, il Palio attuale fu ripristinato negli anni '30 quando vennero anche fondate le otto contrade attuali, tutte con il nome di Santi: San Giacomo, San Giorgio, Santo Spirito, San Paolo, San Luca, San Giovanni, San Benedetto e Santa Maria in Vado.

Ma il Palio di Ferrara in realtà non è uno, ma quadruplice. La manifestazione è infatti formata da quattro corse distinte, ciascuna delle quali assegna il suo premio, un drappellone:
- corsa dei putti (ragazzi);
- corsa delle putte (ragazze);
- corsa degli asini;
- corsa dei cavalli, generalmente ritenuto quello di maggiore prestigio.

Dell'antico Palio di Ferrara, corso fino al 1600 circa, esiste una bellissima testimonianza iconografica del XV secolo: nel salone principale di Palazzo Schifanoia, la più antica dimora degli Este, il pittore Cossa decorò le pareti con un ciclo di affreschi su vari mesi. Aprile è appunto dedicato al Palio in onore del patrono San Giorgio: era un palio alla lunga, corso da singoli cittadini o cavallai (quasi sempre nobili) in rappresentanza di se stessi o della propria famiglia, e non di rioni o contrade. Le quattro corse sono raffigurate come se si svolgessero contemporaneamente, cosa ovviamente impossibile, e si vede un bellissimo sfondo della città quattrocentesca.

Il contesto è quello di una festa solenne: alle finestre degli eleganti edifici rinascimentali assistono dame e cavalieri dall'abbigliamento molto curato, mentre i balconi sono decorati con ricchi tappeti e drappi preziosi. Alcuni uomini, probabilmente i membri principali della famiglia degli Este assistono seduti sotto un porticato, mentre sulla sinistra altri personaggi a cavallo vanno forse identificati con arbitri o giudici di pista incaricati di seguire lo svolgimento della corsa per sanzionare le scorrettezze.

La corsa sembra ritratta nelle sue fasi finali: le "putte", quasi certamente donne del popolino o  prostitute, corrono con abiti corti al ginocchio che mettono in mostra le gambe; mentre gli uomini indossano solo la camicia o addirittura un semplice perizoma, sembrano di età abbastanza avanzata e mostrano tutti i loro difetti fisici, come pance prominenti o calvizie. Asini e cavalli sono invece montati a pelo da fantini vestiti con calzabrache e corte tuniche a mezza coscia strette in vita da una cintura. Sono ritratti nel pieno impeto della corsa, mentre allungano le briglie per sollecitare il galoppo, incitano i propri destrieri col nerbo o si voltano indietro per controllare la posizione degli avversari.
Si nota infine qualche errore nelle proporzioni, perché gli uomini intenti alla corsa sono alti come i cavalli montati, cosa ovviamente impossibile nella realtà.

giovedì 25 maggio 2017

Leco Style

E dopo le scarpe della Selva ecco a voi in anteprima mondiale le ciabatte del Leocorno

Belle [oddio, di fa per dire - ndr], molto pelouchose, bianche proprio come lo stemma di Pantaneto e con il corno bene in evidenza: insomma assolutamente perfette per guardare i vecchi Palii trasmessi sul canale civico doverosamente sbiagginati sul divano, con gatto e copertina di paille d'ordinanza.

Però non credo che nei paraggi del Castellare riscuoteranno molto successo... ;-)






domenica 21 maggio 2017

Obama show

L'intera provincia di Siena è in subbuglio! Obama ha deciso di passare le sue ferie a Goodconvent e ai senesi non pare vero... davvero? Davvero davvero? Beh, non proprio!

Che poi, 'zzo ci fai a Buonconvento? Cioè nel suo paese ha le Hawaii, la Florida, Hollywood e Malibù, il parco di Yellowstone, Las Vegas, Disneyland e pure le Cascate del Niagara: insomma, tutto quello che uno yankee può desiderare. Comunque, a Buonconvento ci sono stata alcune volte e 'un ce nulla... niente, il deserto, a parte un borghettino medievale bellino bellino ma grande come un francobollo. Ci vive una mia amica e ci muore anche di tedio, dice sta cercando casa perché certi giorni fuggirebbe urlando appunto dalla noia.

Comunque, dalle frammentarie notizie a me pervenute pare che Obama si aggiri per le campagne con una nutrita scorta di SWAT, che riceva il benvenuto da nugoli di bambini con bandierine stelle&strisce d'ordinanza e che di sera vada a feste prestigiose accompagnato da Michelle: abito nero e papillon per lui, vestito lungo rosa lucente stile carta dell'uovo di Pasqua per lei.

Gli abitanti locali però storcono il naso, e chiedono "quanto costerà il ruzzino [che paghiamo noi con le nostre polpose tasse - ndr]". 

In effetti occorre considerare:
- Mr Obama ha la scorta della nostra Polizia? Penso proprio di sì.
- Ci sarà divieto di sosta nei pressi (molto larghi) del resort in cui alloggia? E i Vigili faranno rispettare questi divieti? I suppose Yes.
- Chi paga il personale dell'ambulanza sempre a disposizione dello Yankee e del suo staff? Indovinato, i Buonconventesi.
- E quando andranno a giro per Musei, suppongo che verranno chiusi ai normali turisti: e il mancato incasso chi lo rimborsa?
- Immagino anche che saranno invitati a cene di gala, feste ecc dai sindaci dei comuni visitati e dal Prefetto di Siena: chi paga il catering, il servizio d'ordine, i sommelier e quant'altro? Indovinato, sempre noi, cioè il popolo italiano.

Insomma, Obama ovviamente ha tutto il diritto di viaggiare dove desidera, ma considerando che non si tratta di un capo di stato in visita ufficiale ma di un comune cittadino (seppure illustre) in vacanza per i fatti suoi, è giusto creare disagi alla cittadinanza e accolare i costi (o buona parte di essi) al paese ospitante?

Cosa ne pensate?

lunedì 15 maggio 2017

E' un volo! E tu dimentica! Dimentica la morte...

Queste parole ovviamente non sono farina del mio sacco, ma del sacco di Eugenio Montale. Si, proprio lui, il grande poeta. Dicono che non senese non può capire il Palio, e invece lui l'ha fatto. E l'ha fatto con una poesia stupenda, del tutto degna di lui. 
Eccola:

Palio

La tua fuga non s'è dunque perduta
in un giro di trottola
al margine della strada:
la corsa che dirada
le sue spire fin qui,
nella purpurea buca
dove un tumulto d'anime saluta
le insegne di Liocorno e di Tartuca.
Il lancio dei vessilli non ti muta
nel volto; troppa vampa ha consumati
gli indizi che scorgesti; gli ultimi annunzi
quest'odore di ragia e di tempesta
imminente e quel tiepido stillare
delle nubi strappate,
tardo saluto in gloria di una sorte
che sfugge anche al destino: dalla torre
cade un suono di bronzo: la sfilata
prosegue fra i tamburi che ribattono 
a gloria di contrade.
E' strano: tu
che guardi la sommossa vastità,
i mattoni incupiti, la malcerta
mongolfiera di carta che si spicca
dai fantasmi animati sul quadrante
dell'immenso orologio, l'arpeggiante
volteggio degli sciami e lo stupore
che invade la conchiglia 
del Campo, tu ritieni
tra le dita il sigillo imperioso 
ch'io credevo smarrito
e la luce di prima si diffonde
sulle teste e le sbianca dei suoi gigli.
Torna un'eco di là: c'era una volta...
(rammenta la preghiera che dal buio
ti giunse una mattina)
non un reame, ma l'esile
yraccia di filigrana
che senza lasciarvi segno
i nostri passi sfioravano.
Sotto la volta diaccia 
grava ora un sonno di sasso,
la voce della cantina 
nessuno ascolta, o sei te.
La sbarra in croce non scande
la luce per chi s'è smarrito,
la morte non ha altra voce
di quella che spande la vita,
ma un'altra voce qui fuga l'orrore
del prigione e per lei quel ritornello
non vale il ghirigoro d'aste avvolte 
(Oca e Giraffa) che s'incrociano alte
 e ricadono in fiamme. Geme il palco
al passaggio dei brocchi salutati
da un urlo solo. E' un volo! E tu dimentica!
Dimentica la morte
toto coelo raggiunta e l'ergotante
balbuzie dei dannati! C'era il giorno
dei viventi, lo vedi, e pare immobile 
nell'acqua del rubino che si popola
di immagini. Il presente s'allontana
ed il traguardo è là: fuor dalla selva
dei gonfaloni, su lo scampanio
del cielo irrefrenato, oltre lo sguardo
dell'uomo - e tu lo fissi. Così alzati,
finché spunti la trottola il suo perno,
ma il solco resti inciso.
Poi, nient'altro.


Qui c'è tutto signori. Tutto. L'intera essenza del Palio racchiusa in poche righe: l'attesa fremente prima della mossa, il tempo sospeso dell'attesa nelle strade della città, l'intreccio di suoni nella Piazza, il trionfo della vita sulla morte e perfino il movimento della bandiera durante l'alzata (il drappo avvolto sull'asta e poi alto e libero nel vento) e il suo disegno (le tipiche fiamme biancorosse della bandiera giraffina). 
Siamo probabilmente alla fine degli anni '30 e fuori Siena del Palio si parlava poco: qualche articolo giornale, un film di Blasetti (per altro bellissimo) di alcuni anni prima, qualche cinegiornale o documentario Luce. Montale andò al Palio - forse anche più volte perché dimostra una notevole famigliarità coi vari aspetti della Festa - e descrisse quello che vide. E per favore che nessuno faccia notare che scrive Liocorno anziché Leocorno perché è una minuzia del tutto irrilevante.