venerdì 11 agosto 2017

La Nuvola del Contradaiolo

"Ogni impiegato ha la sua nuvola personale. Sono nuvole maligne che stanno in agguato anche quattordici mesi, ma quando vedono che il loro uomo è in ferie o in vacanza gli piombano sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata" (Cit. Fantozzi).

La Nuvola del Contradaiolo [sottofondo musicale di Super Quark - ndr] è parente strettissima della Nuvola dell'Impiegato.

Come i predatori della savana rimane in agguato per tutto l’inverno aspettando le proprie vittime al varco. Compare generalmente con i primi caldi appena spunta la terra in piazza per il Palio di luglio, ma il meglio lo dà sicuramente verso il 12 agosto scaricando sul centro di Siena piogge degne dei peggiori monsoni e tenendo con il fiato sospeso tutte le Consorelle con minacce di lampi, tuoni, fulmini e saette almeno fino alle 19 del 16 agosto. Poi torna la siccità, arriva l'inverno e la Nuvola va in vacanza.

A Siena quando mettono la terra in piazza le previsioni del tempo raggiungono uno share stratosferico, mentre navigati contradaioli disquisiscono delle condizioni meteorologiche con la stessa precisione, competenza e trepidazione di due gentlemen nel loro club londinese. Tutti scrutano il cielo e sui gruppi whatsapp o le pagine facebook di argomento paliesco si postano i link di vari siti meteo e si fanno dotte considerazioni sull'affidabilità degli stessi.

La Nuvola lo sa e si tiene pronta di conseguenza.

Anche quest'anno non ha fatto eccezione alla regola: dopo settimane di caldo torrido e minacce di siccità da carestia biblica finalmente arriva il maltempo e la pioggia. Quando? Ma l'11-12 agosto, naturalmente, quando si mette la terra e si aspetta la tratta.

Le domande esistenziali di un contradaiolo il giorno prima della tratta sono infatti sostanzialmente tre:
1) Avrò un bombolone?
2) Loro [i rivali - ndr] avranno un bombolone?
3) E se piove?

....uh....ah...boh?!

Ieri è cominciato finalmente il Palio di agosto 2017 con la presentazione del drappellone.
Ovviamente, nell'attesa di andare a Siena domani, mi sono precipitata a guardarlo per cercare qualche cabala o segno premonitore.

La prima cosa che ho pensato è stata: "Ma quanto Leocorno!".
La seconda: "Ma il Leocorno NON corre!".
La terza: "Ma ti garba? Uh... ah... boh?!?"
La quarta: "Mah?"

Intendiamoci, ce ne sono di MOLTO peggio eh! Però ecco non mi dice NIENTE... zero, nada, elettroencefalogramma piatto e un cencio dovrebbe che so, emozionare, appassionare, far sognare, quelle cose lì.

Comunque mi sembra un incrocio tra un'anfora greca, un poster sovietico degli anni '30 e un quadro di De Chirico. Tenendo conto che l'artista è "anglo-americana di origini balinesi" [?!? - ndr] un certo miscuglio di stili ci sta...

Però... BOH?!?

mercoledì 12 luglio 2017

I barbareschi di Spilimbergo

La facciata del Castello di Spilimbergo.
Spilimbergo è un bellissimo borgo tardomedievale in provincia di Pordenone: com'è tipico di queste zone, numerose case e palazzi conservano i resti di pregevoli intonaci decorati di fine XIV o inizio XV secolo. Tra questi, il più elaborato e particolare è sicuramente il palazzo gentilizio quattrocentesco annesso al castello, in stile gotico veneziano: la sua facciata venne affrescata da Andrea Bellunello verso il 1470.
La decorazione, in ottimo stato di conservazione grazie a un accurato restauro, è particolarmente interessante per la presenza di numerose figure riquadrati da ricche colonne ed elementi architettonici: tra questi spiccano due barbareschi "monturati".

Barbaresco n. 1 con abito dai colori araldici di una 
famiglia non identificata.
Sì, barbareschi e sì, monturati: due giovani paggi, vestiti con il tipico abito quattrocentesco (calzamaglia, camicia con le maniche attillate e una giubba aderente stretta in vita) che tengono per le briglie due bianchi cavalli scossi che si stanno impennando.

E' quindi una splendida - e rara - testimonianza iconografica del mondo del Palio nel Quattrocento. Il contesto prettamente paliesco della rappresentazione a mio parere deducibile da tre particolari:
1) Il Palio nel Rinascimento era un evento diffuso e praticato in moltissime città, e sue rappresentazioni, sebbene non molto frequenti, sono comunque attestate in diverse località (tra cui ad esempio Ferrara).
2) I cavalli sono scossi: se i due giovani fossero scudieri o semplici palafrenieri il cavallo sarebbe  stato rappresentato quasi certamente montato da una dama o un cavaliere in armi. I Palii riservati ai cavalli scossi erano invece molto frequenti.
Barbaresco n. 2 con abito che riprende il probabile stemmadella 
nobile  famiglia  degli Spegenberg.
3) L'abito dei paggi è "araldico", cioè riprende i colori e/o lo stemma di una famiglia, sicuramente quelle dei signori del castello (forse marito e moglie). L'ipotesi è confermata per il barbaresco n. 1 da alcuni intonaci decorati con gli stessi colori di questo abito (rosso e verde), e per il barbaresco n. 2 da uno stemma del tutto simile a quello dipinto sulla facciata di un'altra casa.
Questo stemma appartiene probabilmente alla nobile e antica famiglia di origini tedesche degli Spegenberg, che hanno dato il nome all'intera località. Inutile poi sottolineare che in origine il Palio non veniva corso da rioni o contrade, ma da nobili e cavalieri che - personalmente o ricorrendo ai servigi di un fantino - presentavano i propri cavalli per aumentare il proprio prestigio o quello della casata.

Casa di Spilimbergo con ntonaco decorato di fine XIV-inizio XV secolo
che riprende i colori araldici dell'abito del barbaresco n.1 

Probabile stemma degli Spegenberg, databile probabilmente alla metà del
XV secolo, dipinto su una casa del centro storico di Spilimbergo.


lunedì 26 giugno 2017

E' stupendo...

Il cencio di luglio. Ma ne ero assolutamente certa. Mi ha emozionato tanto. Laura Brocchi è un'artista completa e io... io sono senza parole. Sinceramente senza parole. Mozza il fiato da tanto è bello.
Ho guardato la presentazione in streaming e si nota tanto il linguaggio dell'autrice... I dettagli in metallo finemente sbalzato... lo stemma dei Rozzi, e delle Contrade e la striscia in alto con la dedica. E come ha reso gli stemmi delle Contrade, e quello della Selva in particolare: mezza quercia e la testa del rinoceronte, che escono da una piccola, delicata, liscia e lucente mezza foglia di quercia. Ciascuna formella con lo stemma riprende l'elemento tipico della bandiera corrispondente: la greca della Civetta, le chiavi del Bruco, le onde dell'Onda, le fiamme della Giraffa.

Io penso che questo sia il capolavoro di Laura e una dichiarazione di amore profondo per Siena e il Palio. Inutile, quando il cencio è fatto da un bravo artista E contradaiolo appassionato il risultato è speciale.

Peccato che appena iniziata la diretta di Canale 3 la giornalista l'ha chiamata LAURA ROCCHI e non BROCCHI. No comment.

Breve discorso... se non poche parole, visibilmente commossa.

Grazie Laura, sei un onore per Siena e la Torre!

domenica 25 giugno 2017

Era meglio se nascevo a Compiobbi...

"Era meglio se nascevo a Compiobbi"... questa frase la ripete più volte Fosco Doretto, Torraiolo storico, nel suo libro di memorie paliesche.

Compiobbi [cit. Wikipedia, musica di Superquark in sottofondo] è una frazione del Comune di Fiesole, a circa 8 km dal capoluogo. Si trova lungo la strada Aretina che collega Pontassieve a Firenze fiancheggiando il corso dell'Arno. La frazione, al pari dell'abitato di Vallina sull'altra sponda del fiume, è attraversata da un elevato traffico veicolare. E' servita da una stazione ferroviaria lungo la linea che collega Firenze ad Arezzo e Borgo San Lorenzo. Così, giusto per sapere di che si parla.

Comunque, con questo il buon vecchio Fosco intendeva sicuramente: "Era meglio nascere fuori Siena, perché non avrei sofferto così per il Palio".

Ecco, io non posso dire nemmeno quello: me lo sono scelta e me lo tengo. Tra una settimana è il 2 luglio (niente panico, niente panico!) e oggi è arrivata la consapevolezza, quella cosa che se ci penso le mie budelle fanno il triplo nodo savoia (giusto per rimanere in tema paliesco) senza che io ci possa fare alcunché.

A volte temo sinceramente di essere masochista, e non ce l'ho mai pari: se si corre, perché soffro; se non si corre, perché invidio quelli che corrono. Vi prego, disattivatemi :-)))

giovedì 15 giugno 2017

Geografia estrosa

Io sono negata in geografia e ho anche un pessimo senso dell'orientamento: non a caso, il mio compagno mi chiama Ibiki, un nome che per chi ha visto Ranma 1/2 è una garanzia... di perdersi irrimediabilmente!

Per dire, nella mia intera (e lunga) carriera scolastica non ho mai imparato gli affluenti del Po, pensavo che Vibo Valentia fosse dalle parti Lago di Garda, mi sono stupita di attraversare il Piave dalle parti di Udine, non avevo capito che Caporetto (Kobarid) è in Slovenia, quando arrivo a Siena dalla Lizza mi avvio spedita verso Porta Camollia almeno una volta su tre e sono riuscita a perdermi varie volte nel centro di Modena che pure bazzico da più di un anno con cadenza praticamente settimanale.

Perciò, cosa c'è di meglio che aiutare i turisti Amerikani a perdersi in modo più efficiente traducendo nell'albionico idioma alcuni nomi di ridenti paesi, città e villaggi del circondario senese?

Ecco qua, enjoy it!

Buonconvento → GoodConvent
Castelfiorentino → FlorentineCaste
Castelnuovo Berardenga → Beradenga Newcaste 
Bagno Vignoni → Vignon's Bath
Belsedere [frazione del comune di Trequanda - ndr] → BeautifulBackside
Orgia [arrosisco - ndr] → Orgy
Chusi → Closed
Colle Valdelsa → Valdelsa Hill
Piancastagnaio → Chestnut Plain
Abbadia San Salvatore → St. Salvador Abbey
Sesto Fiorentino → Florentine Sixth
Quattro Torri  Four Towers
Meleto → Apple Orchard

Ovviamente, non possono mancare alcuni senesissimi toponimi tradizionali:

Camporegio → King's Field
Vallepiatta → Flat Valley
Malborghetto Bad Little Village
Vallerozzi → Roughs' Valley
Pantaneto → Quagmire
Pispini → Spoutings
Castelvecchio OldCaste

lunedì 5 giugno 2017

Siena ed Eugenio Montale

Giovedì prossimo, l'8 giugno alle 18:00 nella Selva avrà luogo la premiazione del IV concorso amatoriale del sonetto senese. Ho partecipato nella sezione prosa e sono molto emozionata all'idea e anche - lo confesso - speranzosa di vincere.

Nell'attesa vorrei presentare due poesie di Montale abbastanza poco note, che tuttavia contengono alcuni riferimenti diretti al Palio:

Nel '38

Si era con pochi amici
Nel Dopopalio
E ci fermammo per scattare
Le foto d'uso.
Ne ho ancora una, giallo sudicia,
quasi in pezzi,
ma c'è il tuo volto incredibile,
meraviglioso.
Si era nel '38.
Più tardi dissero
Che bordeggiavi "a sinistra"
Ma la notizia non mi sorprese
Perché sapevo che l'Essere
Non ha opinioni o ne ha molte
A seconda del suo capriccio
E chi non può seguirle
Ne è inseguito.
Si era nel '38.
Qui il Palio fa solo da sfondo ai ricordi del poeta, e in particolare a una donna di chi era probabilmente innamorato. Tuttavia è interessante il riferimento al Dopopalio: un modo di dire abbastanza colloquiale che lascia intuire una certa famigliarità di Montale con Siena.
Nella poesia non si dice quale Palio vide il poeta, ma in quell'anno vinsero a luglio il Drago con Tripolino su Folco e ad agosto la Chiocciola sempre con Tripolino su Sansano.

Quartetto

In una istantanea ingiallita
Di quarant'anni fa
Ripescata dal fondo di un cassetto
Il tuo volto severo nella sua dolcezza
E il tuo servo d'accanto; e dietro Sbarbaro
Briologo e poeta - ed Elena Vivante
Signora di noi tutti: qui giunti per vedere
Quattro ronzini frustati a sangue
In una piazza - conchiglia
Davanti ad una folla inferocita.
E il tempo? Quarant'anni ho detto e forse zero.
Non credo al tempo, al big bang, a nulla
Che misuri gli eventi in un prima e in un dopo.
Suppongo che a qualcuno, a qualcosa convenga
L'attributo di essente. In quel giorno eri tu.
Ma per quanto, ma come? Ed ecco che rispunta
La nozione esecrabile del tempo.

Anche in questa poesia compare un riferimento a una "istantanea ingiallita" e a una donna ormai dimenticata: molto probabilmente siamo quindi nel '38 e si descrive lo stesso avvenimento. La poesia sembra dunque scritta nel 1978, quando il poeta, ormai molto anziano, rievoca gli eventi di anni ormai lontani. Il quartetto del titolo è formato da Montale, dalla donna a cui è dedicata la poesia, da Elena Vivante (figlia dello scrittore Adolfo De Bosis e proprietaria di una villa poco fuori Siena) e il poeta Camillo Sbarbaro suo grande amico. Montale sottolinea di essersi recato appositamente per vedere il Palio, ma la frase "signora di noi tutti" lascia intravvedere una frequentazione abbastanza regolare con Elena Vivante (e dunque con Siena). E' tuttavia bellissima la sensazione di dolce malinconia che esala dai versi finali.